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Autoimpiego Centro-Nord: il voucher è 30.000 euro, non 40.000

I 10.000 in più vanno chiesti nella domanda e a condizioni precise. E la scelta fra voucher e contributo decide cosa puoi comprare

Ti Agevoliamo·17 Ottobre 2026·11 min di lettura
Autoimpiego Centro-Nord: il voucher è 30.000 euro, non 40.000

Risposta rapida

Il voucher di Autoimpiego Centro-Nord è di 30.000 euro, non di 40.000: i 10.000 in più sono una maggiorazione che il decreto concede solo «se espressamente richiesta in sede di domanda» e a condizioni precise. In alternativa c'è il contributo a fondo perduto, fino al 65% su programmi fino a 120.000 euro — «fino al», dice il decreto: è un tetto, non un tasso garantito. Ma la scelta fra i due non è solo questione di importo: con il voucher le opere edili non sono ammesse, con il contributo sì (fino al 50% delle spese). E per il voucher la griglia di punteggio ha una particolarità che decide le domande: i criteri base valgono 18 e la soglia è 17, ma con gli incrementi previsti il 17 non è raggiungibile — senza premialità passa solo un 18 su 18.

Due strumenti, non uno. E la scelta decide cosa puoi comprare

Autoimpiego Centro-Nord è la misura per chi ha fra 18 e 35 anni e vuole avviare un'attività in una delle dodici regioni del Centro-Nord: Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche. La gestisce Invitalia, è finanziata dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro FSE+ 2021-2027 a titolarità del Ministero del Lavoro, e la dotazione è di 219,6 milioni di euro.

Dentro ci sono due strumenti alternativi, e qui comincia la parte che conta.

Il voucher: 30.000 euro, 40.000 solo se lo chiedi

La pagina di Invitalia è precisa, e va letta per intero:

«voucher a fondo perduto fino a un importo di 30.000 euro (elevabile a 40.000 euro in caso di maggiorazione)»

I 10.000 euro in più non sono automatici. Il Decreto Direttoriale dell'8 ottobre 2025 dice che la maggiorazione

«può essere concessa alle iniziative economiche – se espressamente richiesta in sede di domanda – nel caso in cui almeno il 20% delle spese ammesse […]»

Quindi due condizioni, non una: va chiesta nella domanda (non dopo, non in corso d'opera), e serve almeno una di queste due situazioni:

  • almeno il 20% delle spese ammesse riguarda beni strumentali — materiali o immateriali — o servizi innovativi sul piano tecnologico-digitale, oppure finalizzati alla sostenibilità ambientale o al risparmio energetico;
  • vengono acquisite, per un importo non inferiore al 50% della maggiorazione stessa (quindi almeno 5.000 euro), consulenze tecnico-specialistiche prestate esclusivamente da ETS iscritti al RUNTS, per progettare soluzioni innovative, sviluppare e validare prototipi, modelli, stampi e matrici, o acquisire certificazioni ambientali ed energetiche.

Quel «esclusivamente da ETS iscritti al RUNTS» è un vincolo stretto: non basta una consulenza qualificata, serve un ente del Terzo settore iscritto al registro nazionale.

Il contributo: 65% o 60%, e il gradino in mezzo

La pagina di Invitalia scrive «contributo del 65%» e «contributo del 60%». Il decreto, che è il testo che decide, usa due parole in più — e cambiano il senso. Decreto Ministeriale 11 luglio 2025, art. 12, commi 2 e 3 (Gazzetta Ufficiale n. 193 del 21 agosto 2025):

«2. Per i programmi di investimento di importo complessivo fino a euro 120.000,00 il contributo può essere concesso fino al 65% del programma di investimento ammesso.

3. Per i programmi di investimento di importo superiore a euro 120.000,00 e non superiore a euro 200.000,00, il contributo può essere concesso fino al 60% del programma di investimento ammesso.»

Due cose da leggere bene. La prima: «fino al» — sono massimali, non tassi garantiti. Il 65% è il tetto, non l'importo che arriva per forza. La seconda: la fascia alta parte da «superiore a 120.000», quindi un programma di esattamente 120.000 euro sta ancora nel 65%.

E la percentuale si applica una sola volta all'intero programma ammesso, non a scaglioni. Il conto che ne consegue — lo facciamo noi, al massimale, e non è una frase della fonte — è controintuitivo: 120.000 euro di programma al 65% fanno 78.000 euro; 120.001 euro passano al 60% e fanno 72.000 euro. Un euro di spesa in più può costare seimila euro di contributo in meno, e si torna in pari solo oltre i 130.000 euro di programma.

Se il tuo progetto sta intorno ai 120.000 euro, la cosa più redditizia che puoi fare è un conto preciso prima di aggiungere una voce.

Quello che il voucher non ti lascia comprare

Questa è la differenza che cambia il progetto, e sta nella pagina delle spese ammissibili:

«opere edili relative a interventi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria (solo per lo strumento agevolativo "contributo per programmi di investimento" e nel limite del 50% delle spese ammesse)»

Tradotto: con il voucher non puoi fare lavori. Se devi sistemare un locale — e chi apre un laboratorio, una bottega, un centro estetico quasi sempre deve — il voucher è lo strumento sbagliato, anche quando l'importo basterebbe.

Le altre spese ammissibili valgono per entrambi: macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi di fabbrica; programmi informatici e servizi ICT, incluse licenze software, sviluppo di software applicativi, piattaforme digitali e app; immobilizzazioni immateriali (competenze per prodotti e processi ad alto contenuto tecnologico, portali web promozionali, visual e digital brand, marchi e denominazioni); consulenze tecnico-specialistiche prestate da ETS, nel limite del 30% delle spese ammesse.

E l'elenco delle spese escluse è altrettanto importante, perché contiene le voci che la gente dà per scontate:

«acquisto di terreni; acquisto di immobili; consulenze per la predisposizione della domanda di agevolazione; consulenze legali, fiscali e tributarie; materie prime e semilavorati; personale; utenze; locazioni; consulenze non tecnico-specialistiche; leasing»

Niente immobili, niente affitti, niente stipendi, niente materie prime, niente leasing. Chi conta di coprire i primi mesi di gestione con questa misura sta contando su qualcosa che non c'è: Autoimpiego finanzia l'allestimento, non l'esercizio.

La griglia di punteggio, contata una voce per volta

Qui c'è la cosa più utile dell'articolo, e non è su nessuna pagina riassuntiva: sta nell'Allegato 1 del Decreto Direttoriale dell'8 ottobre 2025.

La soglia è scritta nero su bianco, uguale per i due strumenti:

«Soglia di ammissibilità alle agevolazioni per il voucher: punteggio complessivo ≥ 17» · «Soglia di ammissibilità alle agevolazioni per i programmi di investimento: punteggio complessivo ≥ 17»

Per il voucher, il 17 non esiste

I criteri base del voucher sono tre, con i loro punteggi massimi:

criterioche cosa guardavalori previstimax
a)percorso formativo ed esperienze professionali del proponente o dei soci0 (domanda non ammissibile) · 4 · 8 — per le società 0 · 2 · 4 · 88
b.1)descrizione dell'idea imprenditoriale1 · 3 · 66
b.2)articolazione delle spese oggetto di richiesta del voucher1 · 2 · 44

Totale massimo: 18. Soglia: 17. Ma gli incrementi sono quelli, e non ce n'è nessuno da un punto: le somme possibili attorno alla soglia sono 8+6+4 = 18 e 8+6+2 = 16. Il 17 non è raggiungibile. Senza premialità, l'unica domanda che passa è quella che prende il massimo in tutti e tre i criteri.

Le premialità, quindi, non sono un extra: sono la strada normale.

Per il contributo c'è margine

La griglia dei programmi di investimento ha sette voci e un massimo molto più alto:

criteriomax
a.1) coerenza delle competenze ed esperienze del proponente8
b.1) capacità di presidiare il processo tecnico-produttivo4
c.1) analisi di mercato e vantaggio competitivo2
c.2) strategie di marketing2
d.1) articolazione delle spese2
d.2) ammissibilità e funzionalità delle spese3
d.3) fonti di finanziamento, prospettive di ricavo e di costo2
totale base23

Con 23 punti disponibili e una soglia di 17, qui il margine c'è. È una differenza sostanziale fra i due strumenti che altrove non viene detta.

Tre zeri che non si recuperano

Più della soglia conta un'altra cosa: alcune voci portano scritto accanto allo zero «(domanda non ammissibile)». Per il contributo sono tre — la coerenza delle competenze (a.1), il presidio del processo tecnico-produttivo (b.1) e l'articolazione delle spese (d.1) — e per il voucher è il criterio a). Uno zero lì chiude la domanda, qualunque sia il totale. Non è una soglia da raggiungere: è una porta.

Le premialità, e il fatto che si costruiscono prima di presentare

Sono tre, e due su tre dipendono da cose che si fanno prima di mandare la domanda.

Il conto corrente dedicato — fino a 10 punti, in una scala che è un listino:

cosa hai fattopunti
nessuna apertura del conto0
conto corrente vincolato aperto2
aperto + versamento ≥ 5% del valore richiesto4
aperto + versamento ≥ 10%6
aperto + versamento ≥ 15%8
aperto + versamento ≥ 22%10

Il corso dell'Ente Nazionale per il Microcredito — fino a 10 punti, e dipendono dal voto:

attestato ENMpunti
conseguito (area di risultato D)1
con valutazione «buono» (area C)3
con valutazione «superiore» (area B)6
con valutazione «eccellente» (area A)10

Un socio con esperienza nel settore — 10 punti: la presenza in compagine, con partecipazione di minoranza, di una persona fisica con esperienza quinquennale nello stesso settore, oppure di una persona giuridica attiva da almeno cinque anni con lo stesso codice ATECO. E qui «stesso settore» è molto più largo di quanto sembri: il decreto direttoriale precisa «medesimo codice ATECO, con esclusivo riferimento alle prime due cifre». Due cifre, non tre e non il codice intero — vale la pena verificarlo prima di dare per perso quel socio.

(Attenzione a non confondere le due regole ATECO di questa misura: due cifre per guadagnare i 10 punti del socio esperto, tre cifre per l'esclusione di chi ha avuto un'attività nello stesso ramo nei sei mesi precedenti. Sono soglie diverse perché servono a cose opposte.)

Messe insieme, le premialità possono valere più dei criteri base. Chi arriva alla domanda con il conto aperto, un versamento fatto e l'attestato ENM in mano gioca una partita diversa da chi presenta solo un buon progetto.

Il colloquio, che nessuno ti dice

Nella griglia del contributo due criteri si valutano «sulla base degli elementi forniti nel format di domanda e in sede di colloquio». Il colloquio esiste, ed è descritto nel decreto:

«colloquio – effettuato da remoto – con il legale rappresentante della iniziativa economica e gli eventuali soci, centrato sul presidio delle competenze necessarie alla realizzazione del progetto d'impresa»

La convocazione arriva via PEC, con un preavviso non inferiore a cinque giorni lavorativi. E chi non si presenta non perde punti: il decreto prevede che in quel caso «Invitalia procede con il diniego della domanda presentata ai sensi dell'articolo 21 octies della legge 241/1990».

Significa che dal giorno in cui presenti la domanda la tua PEC va guardata. Un preavviso di cinque giorni lavorativi non perdona una casella controllata una volta al mese.

Chi può chiedere, e in che forma

L'età è secca: 18 anni già compiuti e 35 non ancora compiuti. Serve inoltre almeno una di queste condizioni: essere inoccupati, inattivi o disoccupati; essere disoccupati del Programma GOL; oppure essere lavoratori «working poor», definiti da Invitalia come chi ha un reddito da lavoro dipendente o autonomo «corrispondente a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'art. 13 del testo unico delle imposte sui redditi».

(Una nota per chi va a cercare la norma: la pagina di Invitalia indica il TUIR come «DPR n. 91/1986». Il testo unico delle imposte sui redditi è il DPR 22 dicembre 1986, n. 917. È un refuso della pagina, ma se cerchi il 91 non trovi niente.)

Sulla forma giuridica Autoimpiego è molto più larga di altre misure, e questo è il motivo per cui vale la pena guardarla anche se sei stato escluso altrove. Sono ammesse:

«lavoro autonomo · impresa individuale · società in nome collettivo · società in accomandita semplice · società a responsabilità limitata · società cooperativa · libera professione · società tra professionisti»

Chi apre una ditta individuale o esercita una libera professione rientra qui, mentre con ON — Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero serve la forma societaria. È la differenza che sposta più persone da una misura all'altra: ne scriviamo nell'approfondimento su ON.

Il codice ATECO che ti esclude, anche se hai chiuso

Questa è la regola che fa più danni, perché riguarda proprio chi ha già provato a fare impresa. Art. 6, comma 5 del decreto:

«Non si considerano in possesso dei requisiti […] i titolari ovvero i soci di un'attività che, anche se cessata nei sei mesi precedenti la presentazione della domanda, risulta avere un codice ATECO identico, fino alla terza cifra di classificazione delle attività economiche, a quello corrispondente all'iniziativa economica oggetto della domanda»

Tradotto: se nei sei mesi prima della domanda sei stato titolare o socio di un'attività nello stesso ramo — e «stesso ramo» qui vuol dire le prime tre cifre del codice ATECO, non il codice intero — sei fuori. Anche se quell'attività l'hai chiusa: la norma lo dice espressamente.

È la misura per chi avvia, non per chi riapre. Chi ha chiuso una partita IVA da poco e vuole ripartire nello stesso settore deve guardare il calendario prima del business plan: aspettare che passino i sei mesi può valere più di qualunque premialità. Le prime tre cifre si controllano sul proprio vecchio codice e su quello previsto per la nuova attività, prima di tutto il resto.

Il momento in cui l'attività deve nascere

«Sono ammissibili alle agevolazioni le iniziative economiche avviate nel mese precedente la data di presentazione della domanda e che sono inattive alla medesima data.»

È una finestra stretta e va letta due volte: l'attività deve essere già aperta (partita IVA o iscrizione) ma non ancora operativa, e l'apertura deve stare nel mese precedente la domanda. Troppo presto e sei fuori perché sei già attivo; troppo tardi e non hai la posizione aperta.

I settori: chi è dentro e chi è fuori

Sono finanziabili le attività produttive nei settori dell'industria e dell'artigianato e della trasformazione dei prodotti provenienti da agricoltura, pesca e acquacoltura; i servizi a persone e imprese; il turismo; il commercio; le attività libero-professionali, in forma individuale o societaria.

Sono escluse «le attività di produzione primaria nei settori dell'agricoltura, della pesca e dell'acquacoltura». Come in altre misure, la linea passa in mezzo: chi coltiva, pesca o alleva è fuori, chi trasforma è dentro.

Dopo l'ammissione: trenta giorni e il 10%

Qui c'è una voce di cassa che nei conti iniziali non c'è quasi mai. Il tutoring di Invitalia è obbligatorio e si articola in quattro incontri; ed entro 30 giorni dal provvedimento di ammissione vanno inviati:

  • per le sole iniziative ammesse al voucher: il piano di impresa;
  • per tutte: la documentazione che attesta il versamento di almeno il 10% dell'importo concesso sul conto corrente vincolato o dedicato al progetto; il titolo di disponibilità della sede operativa (locazione, comodato d'uso); e attestati, qualifiche o titoli abilitanti, o la prova di aver avviato l'iter per ottenerli.

Trenta giorni per mettere sul conto il 10% di quello che ti è stato concesso: su un contributo da 78.000 euro sono 7.800 euro di tasca propria, subito. Il secondo incontro arriva entro sei mesi dal primo, il terzo si tiene nella sede dell'attività a investimenti completati.

Tempi, e come si decide chi passa

«Le domande vengono esaminate entro 90 giorni, in base all'ordine cronologico di presentazione e nei limiti delle risorse finanziarie disponibili.»

Nessuna graduatoria: chi arriva prima viene istruito prima, e si va avanti finché ci sono soldi. Il che rende la preparazione — conto aperto, attestato ENM, progetto dettagliato — una cosa da fare prima di presentare, non dopo.

Autoimpiego, Resto al Sud 2.0, o ON

Le tre misure si somigliano abbastanza da confondersi e si distinguono su tre cose:

  • dove operi: Autoimpiego vale sulle dodici regioni del Centro-Nord, Resto al Sud 2.0 è il suo gemello per il Mezzogiorno — stessa architettura, importi più generosi — e ON copre tutta Italia;
  • in che forma apri: Autoimpiego e Resto al Sud ammettono ditta individuale, lavoro autonomo e libera professione; ON pretende una società;
  • che tipo di aiuto ricevi: Autoimpiego e Resto al Sud danno fondo perduto; ON dà, dal 1° luglio 2026, solo un prestito a tasso zero — fino al 90% della spesa e su programmi fino a 1,5 milioni, quindi su una scala molto diversa.

E un requisito che vale solo qui: Autoimpiego e Resto al Sud chiedono di essere under 35 e senza lavoro (o working poor). ON non guarda la condizione lavorativa. Le cifre aggiornate delle tre misure sono nelle schede qui sotto.

Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale o fiscale. I punteggi e le soglie riportati vengono dall'Allegato 1 del Decreto Direttoriale dell'8 ottobre 2025: prima di presentare domanda verifica il testo in vigore sulla pagina ufficiale della misura.

Aggiornato al 17 ottobre 2026.

Come stanno oggi

Lo stato qui sotto non è scritto a mano in questo articolo: arriva dalle schede delle tre misure, che rileggiamo ogni notte sulla pagina ufficiale dell'ente.

Autoimpiego Centro-NordAperto
A sportello · Dal 15 ott 2025 · Fino a esaurimento
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Resto al Sud 2.0Aperto
A sportello · Dal 15 ott 2025 · Fino a esaurimento
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ONAperto
A sportello · Dal 1° lug 2026 solo tasso zero (fondo perduto esaurito)
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