Fiscale

Il Contributo a Fondo Perduto è Tassabile?

Trattamento fiscale delle agevolazioni pubbliche: conto esercizio, conto capitale, conto impianti, IVA e IRAP

Ti Agevoliamo·10 Febbraio 2025·8 min di lettura
Il Contributo a Fondo Perduto è Tassabile?

In sintesi

  • Un contributo a fondo perduto è, di norma, imponibile ai fini IRES/IRPEF: non è "denaro esente". Esistono però eccezioni di legge, tipiche dei crediti d'imposta agevolativi (es. beni 4.0, R&S, Transizione 5.0), spesso dichiarati non imponibili.
  • La qualificazione dipende dal tipo: conto esercizio = ricavo (art. 85 TUIR); conto capitale = sopravvenienza attiva tassata per cassa (art. 88 TUIR); conto impianti = riduce il costo del bene o si tassa in correlazione con l'ammortamento.
  • Dal 2024 non esiste più l'opzione di rateizzare in quote costanti i contributi in conto capitale (D.Lgs. 192/2024): concorrono al reddito interamente nell'anno di incasso.
  • Ai fini IVA, un contributo a fondo perduto è quasi sempre fuori campo, perché manca un rapporto di corrispettivo con l'ente erogatore.
  • Ai fini IRAP, i contributi erogati per legge concorrono di norma al valore della produzione, salvo quelli correlati a costi indeducibili.

Perché il fondo perduto non è mai davvero "gratis"

Molte imprese, alla notizia di aver ottenuto un contributo a fondo perduto, pensano di aver ricevuto una somma esente da qualsiasi conseguenza fiscale. Nella maggior parte dei casi non è così: dal punto di vista tributario un contributo pubblico è di norma un provento che concorre alla formazione del reddito d'impresa e va quindi tassato, ai fini IRES o IRPEF a seconda della forma giuridica. Ma come e quandociò accade — e la stessa qualificazione giuridica del contributo — dipendono dalla sua natura, e la distinzione non è affatto secondaria. Fanno eccezione alcuni incentivi per cui la legge prevede espressamente la non imponibilità: è il caso tipico di diversi crediti d'imposta agevolativi (beni strumentali 4.0, ricerca e sviluppo, Transizione 5.0), che vanno quindi verificati misura per misura.

Le tre categorie: conto esercizio, conto capitale, conto impianti

Contributo in conto esercizio. Copre costi di gestione corrente — personale, canoni di locazione, spese di formazione. È un ricavoai sensi dell'art. 85 del TUIR e concorre al reddito per competenza, seguendo lo stesso criterio temporale dei costi che va a coprire.

Contributo in conto capitale.È destinato a rafforzare genericamente la struttura patrimoniale dell'impresa, senza essere legato a uno specifico bene ammortizzabile. È una sopravvenienza attivaai sensi dell'art. 88, comma 3, lett. b) del TUIR, tassata per cassa, cioè nell'esercizio in cui viene incassato. Attenzione: fino al 2023 era possibile ripartirne la tassazione in quote costanti su più esercizi, ma questa opzione è stata soppressa dal D.Lgs. 192/2024 e non è più disponibile.

Contributo in conto impianti.È il caso più frequente nei bandi che finanziano l'acquisto di beni strumentali ammortizzabili — macchinari, impianti, attrezzature. Qui la logica è diversa: la legge lo esclude espressamente dalle sopravvenienze attive, e il contributo non genera né ricavi né sopravvenienze. Concorre al reddito in correlazione con le quote di ammortamentodel bene finanziato, riducendo il costo fiscalmente riconosciuto del bene oppure venendo imputato a conto economico tramite risconti passivi. Non esiste — e non è mai esistita — un'opzione per rateizzarlo in quote costanti.

Il trattamento IVA: quasi sempre fuori campo

Un contributo a fondo perduto è quasi sempre fuori campo IVA, ma per una ragione precisa: manca il presupposto oggettivo dell'imposta, cioè un rapporto di corrispettivo (sinallagma) tra l'impresa e l'ente erogatore. Il contributo sostiene un'attività o un investimento, non paga una cessione di beni o una prestazione di servizi resa all'ente. In pratica l'impresa non deve emettere fattura per l'incasso. L'eccezione — segnalata anche dalla prassi dell'Agenzia delle Entrate (circolare 34/E del 2013) — si ha quando il bando configura un vero e proprio obbligo di fare, non fare o permettere a favore dell'ente: in quel caso l'erogazione diventa il corrispettivo di una prestazione di servizi ed è imponibile IVA. È un'ipotesi non comune nei bandi standard per PMI e startup, ma va verificata.

E l'IRAP?

Sui contributi c'è una regola generale spesso ignorata: i contributi erogati in base a norma di legge concorrono di norma alla formazione del valore della produzione ai fini IRAP (art. 5 e 5-bis del D.Lgs. 446/1997), con un'unica eccezione — i contributi correlati a costi indeducibili. In altre parole, l'imponibilità IRAP è la regola, non l'incertezza: va messa in conto quando si stima il carico fiscale complessivo del contributo.

Perché serve sempre un commercialista, non un articolo

Il trattamento fiscale esatto di un contributo — la sua corretta classificazione tra le tre categorie, l'imputazione contabile (conto economico o stato patrimoniale), l'eventuale regime di non imponibilità previsto dalla singola misura — dipende da variabili specifiche: la natura del bando, la forma giuridica dell'impresa, il regime contabile adottato e la normativa vigente al momento dell'incasso, che può cambiare da una legge di bilancio all'altra (come è avvenuto proprio nel 2024 con l'abrogazione della rateizzazione). Questo articolo fornisce il quadro generale per orientarsi, ma la determinazione puntuale va sempre affidata al proprio commercialista.

Domande frequenti

Un contributo a fondo perduto è sempre tassato?

Nella maggioranza dei casi sì, ma la qualificazione fiscale dipende dal tipo di contributo. Un contributo in conto esercizio è un ricavo (art. 85 TUIR); un contributo in conto capitale è una sopravvenienza attiva tassata per cassa (art. 88 TUIR); un contributo in conto impianti — il caso più frequente nei bandi per beni strumentali — non è né ricavo né sopravvenienza: riduce il costo fiscale del bene o si imputa a conto economico in correlazione con le quote di ammortamento. Non è quindi corretto dire che sia sempre una "sopravvenienza attiva".

Serve emettere fattura per incassare un contributo a fondo perduto?

Di norma no: un contributo a fondo perduto è fuori campo IVA perché manca un rapporto di corrispettivo tra impresa ed ente erogatore, cioè il presupposto oggettivo dell'imposta. Non essendoci una cessione di beni o una prestazione di servizi resa all'ente, non va emessa fattura. Fa eccezione il caso in cui il bando imponga un vero obbligo di fare a favore dell'ente: allora l'erogazione è corrispettivo di un servizio ed è imponibile. Va sempre verificato con il proprio commercialista.

Si può ancora rateizzare la tassazione in 5 quote?

No. L'opzione di ripartire la tassazione in quote costanti, prevista dall'art. 88 TUIR per i contributi in conto capitale, è stata soppressa dal D.Lgs. 192/2024 con effetto dal 2024: oggi questi contributi concorrono al reddito interamente nell'esercizio in cui sono incassati. Va inoltre chiarito un equivoco frequente: quella rateizzazione non ha mai riguardato i contributi in conto impianti, che seguono una logica diversa (correlazione con l'ammortamento del bene) e non hanno mai avuto un'opzione di questo tipo.

E un finanziamento a tasso zero, è tassato?

No, non nello stesso modo: un finanziamento (anche a tasso zero) è un debito da restituire, non un provento, quindi non genera di per sé materia imponibile. Ciò che può avere rilevanza fiscale è, eventualmente, il risparmio di interessi rispetto al tasso di mercato, mentre il capitale erogato resta un'operazione finanziaria, non un ricavo.

Nota: questo articolo ha scopo puramente informativo e generale e non costituisce consulenza fiscale. Il trattamento tributario di un contributo va sempre determinato con il proprio commercialista, caso per caso, alla luce della normativa vigente al momento dell'operazione.
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