Codici ATECO e Bandi: come sapere se la tua attività è ammissibile
Il codice ATECO decide spesso l'accesso a un incentivo: come si legge, dove si trova e cosa fare se non rientra
In sintesi
- →Il codice ATECO classifica l'attività economica dell'impresa: molti bandi lo usano per definire chi è ammesso e chi è escluso.
- →Il codice ufficiale risulta dalla visura camerale, che distingue l'attività primaria dalle eventuali attività secondarie.
- →Alcuni bandi guardano solo l'attività primaria, altri ammettono anche le secondarie: va sempre verificato nel testo dell'avviso.
- →Se non rientri, controlla i codici secondari e valuta l'aggiornamento in Camera di Commercio solo se coerente con l'attività realmente svolta.
Cos'è il codice ATECO
Il codice ATECO è la sigla che identifica l'attività economica svolta da un'impresa o da un professionista all'interno della classificazione ufficiale delle attività economiche. È curato dall'ISTAT e deriva dalla classificazione europea NACE, con cui condivide la struttura: questo permette di confrontare i dati economici tra i diversi Paesi dell'Unione. In pratica, quel codice è l'etichetta con cui lo Stato e gli enti pubblici sanno "che cosa fa" la tua impresa.
La classificazione è organizzata in livelli gerarchici: si parte dalla sezione (indicata da una lettera), si scende alla divisione, poi al gruppo, alla categoria e infine alla sottocategoria, con un numero di cifre crescente man mano che il dettaglio aumenta. Il codice più specifico che vedi sulla visura è quindi il punto di arrivo di questa struttura ad albero: identifica l'attività nel modo più puntuale possibile.
Un aspetto da tenere presente è che la classificazione viene periodicamente aggiornata: è in vigore l'aggiornamento noto come ATECO 2025, che ha ridisegnato e ricodificato una parte delle voci. Non tutti i codici cambiano, ma alcuni sì: per questo, prima di usare il codice in una domanda di finanziamento, conviene sempre verificare la codifica aggiornata sulla visura più recente, senza affidarsi a un vecchio documento o a memoria.
Dove trovi il tuo codice ATECO
La fonte ufficiale del tuo codice ATECO è la visura camerale, cioè il documento estratto dal Registro Imprese tenuto dalle Camere di Commercio. Nella visura l'attività è descritta e associata a uno o più codici. Lo stesso dato è consultabile anche nel cassetto fiscale dell'Agenzia delle Entrate, ma per la partecipazione a un bando è di norma la risultanza dei registri camerali quella che conta.
Un punto cruciale è la distinzione tra attività primaria e attività secondarie. L'attività primaria (o prevalente) è quella dichiarata come principale dell'impresa; accanto ad essa possono figurare una o più attività secondarie, ciascuna con il proprio codice. Molte imprese svolgono di fatto più cose, ma non tutte le tengono allineate nel Registro: capita spesso che l'attività realmente esercitata non coincida con il codice registrato, o che un codice dichiarato in passato non rispecchi più ciò che si fa oggi.
Questo disallineamento tra attività reale e codice registrato è una delle cause più frequenti di problemi con i bandi: l'ente valuta l'ammissibilità sulla base di ciò che risulta ufficialmente, non di ciò che dichiari a parole. Per questo, prima di candidarti, il primo passo pratico è procurarti una visura aggiornata e leggere con calma tutti i codici che vi compaiono, primario e secondari.
Come i bandi usano l'ATECO
Moltissimi avvisi definiscono la platea dei beneficiari proprio attraverso i codici ATECO. Alcuni bandi elencano i codici ammessi — solo chi ha uno di quei codici può partecipare — mentre altri procedono al contrario, indicando i codici esclusi: in questo secondo caso possono partecipare tutte le imprese tranne quelle che rientrano nelle attività escluse. È il primo filtro da controllare quando leggi un avviso: se il tuo codice non compare tra gli ammessi, o compare tra gli esclusi, la domanda rischia di essere respinta a prescindere dalla qualità del progetto.
Una parte importante delle esclusioni non nasce dal singolo bando ma dai regolamenti europei sugli aiuti di Stato in cui l'incentivo si colloca: tipicamente il regime de minimis o il Regolamento generale di esenzione per categoria (GBER). Questi regolamenti escludono o limitano alcuni settori — a seconda dei casi, ad esempio, la produzione primaria di prodotti agricoli in determinati regimi, la pesca e l'acquacoltura, il settore carboniero e gli aiuti direttamente legati all'esportazione.
Le esclusioni precise, le soglie e le eccezioni variano da regolamento a regolamento e possono cambiare nel tempo: per questo vanno sempre lette nel testo del bando e nel regolamento che esso richiama, senza dedurle dal solo codice ATECO. Il codice è l'indizio di partenza, ma la verifica dell'ammissibilità va fatta sul regolamento applicabile al singolo avviso.
Attività primaria vs secondaria: quale conta
Una volta capito quali codici il bando ammette, la domanda successiva è: conta solo la mia attività primaria, o vale anche una secondaria? Non c'è una risposta unica, perché dipende da come è scritto l'avviso. Alcuni bandi richiedono che il codice ammesso sia quello dell'attività prevalente; altri considerano sufficiente che il codice ammesso risulti tra le attività dichiarate, anche come secondaria; altri ancora chiedono che l'attività ammessa sia effettivamente esercitata e non solo formalmente registrata.
Le parole usate nel testo fanno la differenza: espressioni come "attività primaria", "prevalente", "secondaria" o "risultante dalla visura" non sono intercambiabili. Leggere con attenzione questo passaggio ti evita di presentare una domanda convinto di rientrare, quando invece il bando guardava solo l'attività primaria — o, al contrario, di rinunciare pensando di essere escluso quando bastava un codice secondario che avevi già.
In caso di dubbio, la lettura del regolamento va abbinata al controllo puntuale della tua visura: verifica quale codice è registrato come primario e quali come secondari, e confronta questa fotografia con la formulazione esatta dell'avviso. È un controllo di pochi minuti che spesso decide l'esito della candidatura.
Cosa fare se non rientri
Se a un primo sguardo il tuo codice non compare tra quelli ammessi, non fermarti subito. Il primo passo è rileggere l'intera visura: capita spesso che l'attività che svolgi davvero sia già presente come codice secondario, e che quel codice rientri nell'elenco del bando. In molti casi il problema non è che sei escluso, ma che stavi guardando solo l'attività primaria.
Se invece l'attività che eserciti realmente è diversa da quella codificata, puoi valutare con la Camera di Commercio l'aggiornamento o l'aggiunta del codice ATECO. La regola d'oro è che questo passaggio ha senso solo quando il nuovo codice corrisponde a un'attività che svolgi effettivamente: aggiornare la visura per allinearla alla realtà è corretto e legittimo, mentre inserire un codice solo per "far rientrare" l'impresa in un bando, senza svolgere davvero quell'attività, è una forzatura che espone a contestazioni e a revoche.
Attenzione anche ai tempi: alcuni avvisi richiedono che il codice risulti registrato entro una certa data — ad esempio alla presentazione della domanda o già prima dell'apertura del bando — quindi un aggiornamento fatto all'ultimo momento potrebbe non essere considerato valido. Se pensi di dover intervenire sulla tua codifica, muoviti con anticipo e verifica nel bando quale data di riferimento viene richiesta per l'attività ammessa.
Domande frequenti
Dove trovo il mio codice ATECO in modo ufficiale?
Il riferimento ufficiale è la visura camerale della tua impresa, che puoi ottenere dal Registro Imprese tenuto dalle Camere di Commercio. Nella visura trovi l'attività primaria (quella prevalente dichiarata) e le eventuali attività secondarie, ciascuna con il proprio codice ATECO. Puoi ritrovare lo stesso codice anche nel cassetto fiscale dell'Agenzia delle Entrate. Per un bando fa fede quello risultante dai registri ufficiali, non il codice che pensi di svolgere: conviene sempre partire da una visura aggiornata.
Un bando guarda solo l'attività primaria o anche quelle secondarie?
Dipende dal singolo bando e va verificato nel testo dell'avviso. Alcuni avvisi considerano ammissibile l'impresa solo se il codice ammesso è quello dell'attività primaria; altri accettano anche un codice registrato come attività secondaria; altri ancora chiedono che l'attività ammessa sia "esercitata" e non solo dichiarata. È uno dei punti in cui gli errori sono più frequenti: leggi con attenzione se il bando parla di attività "primaria", "prevalente", "secondaria" o semplicemente "risultante dalla visura".
Il mio codice ATECO non è nell'elenco degli ammessi: posso partecipare lo stesso?
In genere no, se il bando definisce l'ammissibilità tramite un elenco chiuso di codici e il tuo non compare né come primario né come secondario. Prima di rinunciare, però, controlla l'intera visura: a volte l'attività che svolgi davvero è già registrata come codice secondario e rientra. Se non è così e l'attività che eserciti è realmente diversa da quella codificata, puoi valutare con la Camera di Commercio l'aggiornamento del codice — ma solo se coerente con ciò che fai davvero, mai come forzatura per accedere all'incentivo.
Cosa sono i settori esclusi dai regimi de minimis e GBER?
Molti bandi erogano aiuti nell'ambito di regolamenti europei come il de minimis o il Regolamento generale di esenzione per categoria (GBER). Questi regolamenti escludono o limitano alcuni settori — tra cui, in vari casi, la produzione primaria di prodotti agricoli, la pesca e l'acquacoltura, il settore carboniero e gli aiuti legati all'esportazione. Le esclusioni precise e le eccezioni cambiano da regolamento a regolamento e nel tempo: vanno sempre lette nel bando e nel regolamento richiamato, non date per scontate in base al solo codice ATECO.
È in vigore un nuovo ATECO: devo aggiornare qualcosa?
È entrato in vigore l'aggiornamento della classificazione noto come ATECO 2025, che ha riorganizzato e ricodificato diverse voci. In molti casi la riclassificazione avviene in automatico sui registri, ma può capitare che il codice riportato su una visura o su un vecchio documento non corrisponda più alla codifica aggiornata. Prima di compilare una domanda, verifica sulla visura più recente quale sia il codice attuale della tua attività, così da indicare nel bando la codifica corretta.
